La missione Artemis II si sta avvicinando alla sua fase più drammatica: un sorvolo ravvicinato della Luna che sottoporrà l’equipaggio a una serie di rari fenomeni astronomici. Mentre la navicella spaziale Orion, chiamata Integrity, gira intorno al lato nascosto della Luna, gli astronauti saranno testimoni di una sequenza di eventi: Earthset, un’eclissi solare unica e Earthrise —che non si era verificata in una tale prossimità dall’era Apollo.
La vista dalla navicella spaziale Orion
Dal punto di vista dell’equipaggio, l’esperienza visiva sarà fondamentalmente diversa da qualsiasi cosa vista sulla Terra. Mentre la navicella manovra attorno alla curva lunare, l’equipaggio osserverà un “Earthset al rallentatore.”
Invece di un sole che tramonta sotto un orizzonte lontano, gli astronauti vedranno l’intero pianeta – una luminosa sfera blu di oceani e nuvole – scivolare gradualmente dietro il bordo grigio e frastagliato della Luna. Questo momento segna una profonda transizione psicologica: l’improvvisa scomparsa dell’unica casa che l’equipaggio abbia mai conosciuto, sostituita dal vuoto desolato e silenzioso dello spazio profondo.
Un’eclissi solare unica nello spazio profondo
La geometria dello spazio cambia la natura di un’eclissi solare se vista dall’orbita lunare. Sulla Terra, il Sole e la Luna sembrano avere più o meno la stessa dimensione, creando un’eclissi totale in cui la corona solare è visibile attorno a un disco scuro.
Tuttavia, poiché l’equipaggio dell’Artemis II è molto più vicino alla Luna, la prospettiva cambia:
– Il Sole apparirà come un disco molto più piccolo.
– La Luna apparirà enorme, grande all’incirca quanto un pallone da basket tenuto a distanza di un braccio.
– L’eclissi sembrerà diversa, poiché la grande superficie lunare oscura lentamente il piccolo e distante Sole.
Per osservarlo in sicurezza, l’equipaggio utilizzerà occhiali protettivi specializzati, simili ai filtri utilizzati durante le eclissi terrestri. Una volta che il Sole è oscurato, la mancanza di abbagliamento diretto fornirà una rara opportunità di studiare il paesaggio lunare in uno stato di “crepuscolo prolungato”, dove sottili caratteristiche geologiche diventano visibili sotto una luce fioca e riflessa.
Il silenzio dell’altro lato
Questa manifestazione celeste coincide con un periodo critico di isolamento della missione. Mentre la navicella spaziale gira attorno alla Luna, la massa lunare bloccherà fisicamente tutti i segnali radio tra l’equipaggio e il Controllo Missione.
“Mi piacerebbe se il mondo intero potesse riunirsi e sperare e pregare affinché otteniamo l’acquisizione del segnale”, ha detto il pilota della missione Victor Glover.
Per circa 40 minuti l’equipaggio opererà in totale silenzio radio. Durante questo periodo, faranno affidamento sui sistemi di bordo per continuare ad acquisire dati scientifici, immagini e misurazioni vitali, mantenendo la continuità della missione senza una guida in tempo reale dalla Terra.
Un ponte tra la storia: l’Earthrise
Quando la navicella spaziale completa il suo arco, la sequenza culminerà in un Earthrise. Questo fenomeno riecheggia le immagini iconiche catturate dagli astronauti dell’Apollo 8 nel 1968, che simboleggiano il ritorno della NASA sull’orbita lunare dopo più di cinquant’anni.
In un omaggio all’elemento umano dell’esplorazione, l’equipaggio è accompagnato da “Rise”, una mascotte di peluche disegnata da un bambino di otto anni, che funge da indicatore di gravità zero all’interno della cabina.
Prospettiva della missione
Il completamento con successo di questo sorvolo è una pietra miliare importante nella missione di 10 giorni. Dopo questo intenso periodo di osservazione e isolamento, la navicella spaziale Orion inizierà il suo viaggio di ritorno, con l’obiettivo di raggiungere l’ammaraggio al largo della costa californiana venerdì 10 aprile.
Conclusione: Il sorvolo lunare dell’Artemis II rappresenta un momento cruciale di osservazione scientifica e resistenza umana, mettendo alla prova la capacità dell’equipaggio di operare in modo indipendente mentre si assiste a rari allineamenti cosmici che colmano il divario tra l’era Apollo e il futuro dell’esplorazione dello spazio profondo.



















