Cento anni fa, il 16 marzo 1926, un breve volo di un razzo di due secondi ad Auburn, nel Massachusetts, segnò un punto di svolta nella storia umana. Questo evento apparentemente insignificante, il primo lancio riuscito di un razzo a propellente liquido, ha dato il via all’era moderna della missilistica e ha gettato le basi per l’esplorazione spaziale. Il volo fu diretto da Robert H. Goddard, che, insieme a pionieri come Hermann Oberth e Konstantin Tsiolkovsky, è ora riconosciuto come il padre fondatore della moderna missilistica.
Dalla fantascienza ai razzi funzionanti
Il lavoro di Goddard non è nato nel vuoto; trasse ispirazione dalla fantascienza di H.G. Wells e Jules Verne, immaginando il viaggio nello spazio molto prima che fosse considerato pratico. Come spiega lo storico Kevin Schindler, Goddard “ha perseguito incessantemente i suoi sogni e li ha trasformati in realtà”. I suoi primi esperimenti, incluso il lancio di un razzo in polvere nel 1915 alla Clark University, furono guidati da una miscela di immaginazione e rigorosa metodologia scientifica. Non sognava solo lo spazio; ha sistematicamente testato cosa sarebbe servito per arrivarci.
L’innovazione chiave di Goddard non era solo che i razzi a propellente liquido potevano volare, ma che potevano essere controllati. “Quello era il terreno di prova; si poteva fare”, dice Erin Gregory, curatrice del Canada Aviation and Space Museum. Mentre i razzi di oggi sono molto più avanzati, Goddard ha dimostrato il concetto fondamentale: i propellenti liquidi potrebbero fornire spinta e controllo direzionale.
Oltre il lancio: le innovazioni di Goddard
L’eredità di Goddard si estende ben oltre quel volo iniziale di due secondi. Ha aperto la strada a diverse tecnologie critiche che rimangono in uso oggi:
- Raffreddamento del motore: Riconoscendo che le camere di combustione si surriscaldano e fondono, Goddard ha sviluppato tecniche come il “raffreddamento a cortina” e il “raffreddamento rigenerativo” per gestire le temperature.
- Razzi multistadio: ha studiato il concetto di eliminare i serbatoi di carburante vuoti durante il volo per ridurre il peso, un principio fondamentale della moderna progettazione dei razzi.
- Stabilità del razzo: Goddard inizialmente provò a posizionare il motore sopra i serbatoi del carburante per stabilità, perfezionando successivamente il design aggiungendo alette mobili allo scarico e controlli giroscopici.
- Test del vuoto e carichi utili scientifici: ha dimostrato che i razzi funzionano nel vuoto (fondamentale per i viaggi spaziali) e ha lanciato il primo razzo con un carico utile scientifico, stabilendo un precedente per la ricerca spaziale.
Il ruolo sconosciuto di Esther Goddard
Il successo di Robert Goddard non è stato uno sforzo individuale. Sua moglie Esther era una compagna indispensabile. Ha documentato meticolosamente il suo lavoro attraverso fotografie, ha decifrato i suoi appunti scritti a mano, ha depositato dozzine di brevetti (di cui 131 postumi) e ha persino spento gli incendi causati dai lanci anticipati. La sua dedizione fece sì che l’eredità di Goddard non venisse dimenticata, soprattutto dopo che l’attenzione del secondo dopoguerra si spostò sugli scienziati missilistici tedeschi. Gli storici ora riconoscono questo fenomeno come “effetto Matilda” – la sistematica trascuratezza del contributo delle donne alla scienza.
Dal ridicolo al riconoscimento
Le idee di Goddard furono inizialmente accolte con scetticismo e persino ridicolo, notoriamente derise in un editoriale del New York Times del 1920 che non fu ritirato fino alla missione Apollo 11 nel 1969. Nonostante le sfide di finanziamento e le limitazioni materiali (non poteva usare strutture leggere o idrogeno liquido a causa dei costi), Goddard perseverò. Le sue innovazioni sarebbero state successivamente adottate dalla NASA, con il Goddard Space Flight Center chiamato in suo onore. Buzz Aldrin portò addirittura una copia dell’autobiografia di Goddard sulla Luna nel 1969, un silenzioso tributo all’uomo che lo rese possibile.
Il volo di due secondi di Robert Goddard non è stato solo un risultato tecnico; era una testimonianza dell’ambizione umana e della sperimentazione incessante. Il suo lavoro, insieme ai contributi spesso trascurati di Esther Goddard, ha gettato le basi per l’espansione dell’umanità oltre la Terra, un’eredità che continua a spingerci verso le stelle.